La neve quando cade non fa rumore 〜

ti penso, mentre sei al concerto dei kasabian, e penso al treno che prenderò domani mattina per passare altri due giorni da te.
ti penso e penso che mi manchi, anche se ci siamo salutati solo qualche ora fa, anche se questa notte abbiamo dormito abbracciati assieme, anche se sei l’ultima cosa che ho visto prima di addormentarmi e la prima che ho visto appena sveglia, anche se…
ti penso e tra un attimo vado di là a preparare il borsone.
ti penso, chissà se anche tu lo fai. 

ci vuole pazienza, e tanta determinazione, per disintossicarmi da quello che mi fa male.
la cura è sorridere tanto al lavoro, spendere soldi in benzina e andare in giro con il motorino nel sole, serate sul divano abbracciati a vedere un film, sms che piovono dal nulla, caffé a metà mattina su un divano di velluto a parlare, comprare bei regali di compleanno, scattare fotografia, guardare vecchi video, programmare week-end in primavera e immaginare gite nel sole -non so se funzionerà, se questo mio riempire ogni singolo minuto porterà a dimenticare cose che mi trascino dietro da troppo tempo. ma ci si prova. perché per lo meno, dovessi fallire, almeno saprò di aver avuto il massimo di quello che potevi avere. 

novembre 2007

Pian pianino butto un cuore che si è rotto, aggrappandomi a chiacchierate su scale anti-incendio, passaggi scroccati dopo una sesta ora passata a saltare la corda come la bambine di un tempo, limiti che so calcolare ma non verificare, Hegel e i taxi della prima guerra mondiale, abbozzi di tesina, foto mancate, persone ritrovate, parole che sanno di fumo, assurde lezioni di inglese, i morsi di focaccia che mi nego perché sono una persona repressa (!!!), nuove canzoni, il piccolo grande LiBio e i compiti di matematica fatti assieme su messenger, i sogni raccontati durante le ore di disegno, le scale sempre più eterne, quella punta di solitudine nel guardare mia sorella con il suo ragazzo, l’autobus vuoto di questa mattina.
Fa ancora male, ma meno di quanto potessi sperare. 
Oggi una persona si è venuta a scusare con me per non avermi avvisata, “sembravi così sicura che non ti ho detto niente..”, vallo te a spiegare a una così che devi essere sicura per forza perché altrimento non tirereresti fuori nemmeno il naso da sotto le coperte, di mattina.  Probabilmente sono troppa buona, avrei dovuto farle capire quanto ci sono rimasta male per avermi lasciata fare la figura dell’idiota. Pazienza.
Pian pianino volto pagina, non ha nemmeno un senso arrabbiarsi per qualcosa che è già passato.
Ci sono tante cose attorno a me che hanno il dono di farmi sorridere, è a quelle che devo appigliarmi per non lasciare che i ricordi mi tirino giù di nuovo.

(I giovani cuori falliscono, si, ma non hanno paura di tentare di nuovo)


costanti.

ho trovato una vecchia mail, l’altro giorno, nel bel mezzo della spasmodica attesa di una risposta da parte di un professore (che non è ancora arrivata, per amor di cronaca, e io ho rinunciato all’esame).
di una vecchia amica, una persona che adesso fa finta di non conoscermi quando mi vede per strada e se mi saluta lo fa con l’aria di chi  è costretto da una pistola puntata alla tempia. 
‹ E devo scrivere SCUSA perchè mentre succedeva tutto questo, lui faceva ancora male a te ed al tuo cuore grande e buono. 
tutto questo succedeva nel 2008.
quattro anni più tardi non è ancora cambiato un cazzo e, sfortunatamente, la stragrande maggioranza delle persone con cui ho condiviso gli ultimi due anni del mio cuore grande e buono fondamentalmente se ne sbatte perché è più comodo così.
sono io che non ho ancora imparato e, dopo tutto questo tempo, potrei arrivare a dire che ho perso ogni diritto di lamentarmi. 

punto e a capo.

soffia soffia soffia fortissimo il vento da una settimana e in chocolat quando arriva il vento arriva anche ora di andare via e di cambiare, così lascio andare brutte vecchie abitudini e aspetto che quelle nuovi mettano piano piano radici dentro di me sperando che il vento abbia fatto piazza pulita delle brutture e delle tristezze che nonostante tutta la felicità che mi si offre (sfidare il freddo per un cappuccino e una brioches, camminare spalla contro spalla per strada perché fa troppo freddo per tenersi per mano) l’insoddisfazione è ancora qualcosa che mi rimane appiccicata addosso e si trascina dietro funi invisibili su cui i rimpianti si arrampicano e mi fanno pensare a come dovrei dare due esami in più per alzare la media, al professore con cui fare la tesi, alla paura di quando sarà il momento di cercare e scrivere e consegnare e sentirmi dire di rifare tutto e… basta, è ora di mettere fine alle mie frasi lunghissime e ai miei pensieri sconclusionati, mettiamo fine alla brutta e vecchia abitudine a pensare troppo, gettiamo tutto al vento e che se ne vada lontano da me per non tornare mai più. basta. punto e a capo.

tredici punto zero.

e dopo la sfiga, un po’ di respiro.
solo, sembra ancora impossibile essere contenta di quello che ho -non è mai abbastanza, niente è abbastanza, e una volta ancora mi ritrovo a desiderare qualcosa che non ho. 

dodici punto zero.

sono una persona a cui non si regala nulla.
i miei errori li ho sempre pagati, ho sempre faticato come una pazza per ottenere sempre un punto meno di quello che merito -non mi sono lamentata, incasso il colpo e vado avanti, perché se dovessi fermarmi ad ogni singolo episodio tanto varrebbe saltar giù dal tetto dell’università e finirla lì.
ci sono persone a cui tutto va liscio, e persone che devo sputare sangue per ottenere il minimo indispensabile. senza un grazie, o un brava, o un ben fatto, anzi.. ti fanno un favore a non cacciarti con un calcio.
sono una di queste persone, va bene. ma oggi mi hanno dato 39 euro di multa, per una ruota che finiva sul divieto e non intralciava nessuno, e sono piuttosto incazzata.